Lucia Serra

Lucia Serra

Geometrie urbane

photography, 50x70cm

“Limitless” è un concetto che sento e mi appartiene tantissimo! Questa bellissima mostra alla quale ho avuto, grazie a Rossella, la fortuna di partecipare è una prova concreta che nonostante le limitazioni che in alcuni momenti della vita possono essere imposte, si possono realizzare progetti importanti, ambiziosi, ricchi di contenuti, coinvolgenti. Che se nei momenti di difficoltà, superato lo choc iniziale, lasciamo che sia la nostra parte più viva a guidarci, le sorprese possono essere davvero stupefacenti. Il momento che abbiamo appena vissuto e che non è ancora purtroppo finito, ci ha prima di tutto isolati gli dagli altri, resi guardinghi, diffidenti, instillato paura, privati delle nostre abitudini quotidiane che rappresentano, anche quando da noi stessi criticate, la nostra base sicura. Non è stato facile ritrovare l’orientamento, capire in quale direzione muoversi. L’arte, in tutte le sue manifestazioni, è forse uno degli strumenti più potenti attraverso i quali ripartire per creare nuovi mondi. E Nartwork con questa bellissima iniziativa ha dato a tutti noi la possibilità di abbattere ogni limite e confine e tuffarci nella bellezza. Citando Einstein “E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze”.

Nata in Olanda da genitori italiani ma con origini francesi da una parte e austriache dall’altra, ho vissuto in tante città e paesi diversi dove ho sviluppato una acuta curiosità per tutto ciò che di originale e diverso mi circondava, per le diverse culture di ogni luogo. Nessuna scuola d’arte, nessun corso, nessuna accademia. D’altronde in quanto figlia di un uomo di scienza ed ex rappresentante della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale, tutto ciò che non riguardasse questi ambiti era bandito. Scontato io venissi quindi iscritta al liceo scientifico in Belgio, dove allora vivevamo. E nonostante fosse alquanto arduo imbrigliare la mia esuberanza, è stato solo quando ho tagliato il cordone ombelicale con la famiglia che ho potuto iniziare ad esprimermi veramente. Da parte materna a dire il vero la vena creativa c’era eccome. Possiedo ancora disegni a matita, per lo più ritratti, veramente stupefacenti che mia mamma ha realizzato negli anni cinquanta raffiguranti attori dell’epoca. Ma è mancata troppo presto, quando io avevo solo 12 anni. E l’influenza del babbo ha preso il sopravvento. Crescendo e per tanti anni ho fatto del viaggiare il mio lavoro fino a quando eventi fuori dalla mia volontà, mi hanno portato a fermarmi. E quella che poteva sembrare una circostanza avversa, si è trasformata in una vera e propria catarsi. Con mio immenso stupore, in quell’istante è esplosa nella sua incontenibile dirompenza la mia arte, espressa nella pittura e nella fotografia. Ho sempre amato scrivere, riflettere, elucubrare; per tanti anni la filosofia, la letteratura e la psicologia sono state la passioni che hanno catalizzato la mia attenzione. Ero certa un giorno avrei scritto un libro! Mai avevo sperimentato l’improvvisa gioia e spensieratezza di esprimermi attraverso mezzi che lasciano la mente libera di vagare senza costrizioni, senza regole apparenti, seguendo solo il flusso del sentire . In ciò che creo o che catturo rappresento le mie emozioni più profonde ma anche più istintive. I colori ed i forti contrasti sono il mio modo di sentire la vita, a volte gli occhiali attraverso i quali scelgo deliberatamente di vedere situazioni, luoghi, persone: la mia magia, il mio rifugio. Quella sensazione di incompletezza che mi ha accompagnato per tanti, troppi anni, è improvvisamente svanita. Finalmente posso dire di sentirmi a casa, al centro di me stessa. Una sensazione meravigliosa!

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